Dice Ortiz: “ La Rumba è un fenomeno umano dalle sinergie molto complesse. E’ lo sfogo delle forze in eccesso della vita in una frenesia di tutti i muscoli; è l’ipnosi della musica che avvolge con l’incanto dei suoi ritmi; è l’espressione lirica di un dialogo tra l’antifona dell’individuo e il coro della specie;[…] è la gaudente esaltazione della sessualità; […] è la trance delirante di un trasporto metafisico; […] è l’esaltazione bacchica dello spirito con tutti gli stimoli dell’ebbrezza: musica, ballo, canto, amore, alcol, dramma, moltitudine e religione”.
Il Yambù è una forma di rumba che ha la sua origine nel secolo XIX. E’ un’espressione del folklore cubano nato per i primi neri liberi che arrivarono in città.
E’ caratterizzato da un tempo molto lento che crea un’armonia ritmica e sonora che lo differenzia dalle altre rumbas. Caratteristica dello Yambù come ballo è un dialogo amoroso nel quale la donna si sposta graziosamente con molta civetteria, mentre l’uomo è intento a conquistarla.
All’inizio il Yambù veniva ballato dagli anziani, per questo i suoi passi erano lenti, con pause, cadenziosi, eleganti e sensuali. Più tardi venne ballato anche dai giovani che imitavano gli anziani.
Non esiste l’elemento di forte contenuto erotico (vacunao), e le movenze del ballerino devono essere prive di qualsiasi allusione sessuale (“El Yambù no se vacuna”). L’uomo ha una parte coreografica molto importante ma è la donna la figura centrale.
Il yambù come stile antico non mantiene vigore cantante e sonante dentro il complesso della Rumba. Si deve tener conto che è il precursore del Guaguancò.
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